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La lepre in Europa

La lepre in Italia: quattro specie e una lunga storia di ripopolamenti

L'Italia è uno dei pochi Paesi europei in cui vivono quattro lepri diverse, tra cui una specie endemica, la lepre italica.[1] È anche un Paese in cui la lepre europea è stata oggetto di massicci ripopolamenti nel corso del Novecento, al punto che l'ISPRA, l'istituto pubblico di riferimento per la fauna, considera oggi gran parte delle sue popolazioni come non naturali.[1]

Lepre europea selvatica, foto illustrativa
Lepre europea selvatica, foto illustrativa (non un animale dell’allevamento GIBIS): Hyppolyte de Saint-Rambert, CC BY 4.0, Wikimedia Commons

Quattro lepri in un solo Paese

Secondo l'ISPRA, in Italia sono presenti la lepre europea (Lepus europaeus), diffusa in quasi tutta la penisola; la lepre bianca o lepre variabile (Lepus timidus), sulle Alpi, con popolazioni vitali e ben conservate; la lepre sarda, introdotta in Sardegna nel XVI secolo e attribuita a Lepus capensis; e la lepre italica o lepre appenninica (Lepus corsicanus).[1] Quest'ultima, descritta nel 1898, è stata a lungo declassata al rango di sottospecie e poi data per estinta a metà del Novecento, prima che la morfologia e la genetica ne confermassero lo status di specie e l'esistenza di popolazioni residue nell'Italia centrale e meridionale e in Sicilia.[1]

Per la biologia della lepre europea, consultate la nostra scheda lepre europea.

La lepre italica, una specie vulnerabile

Endemica dell'Italia centrale e meridionale e della Sicilia, la lepre italica è classificata «vulnerabile» dall'IUCN.[3] Risente della frammentazione dell'habitat, delle basse densità e di piccole popolazioni isolate, nonché della competizione con la lepre europea, ampiamente utilizzata per i ripopolamenti a fini venatori; in alcune aree le due specie convivono.[3] L'ISPRA sottolinea anche il rischio di confusione durante l'attività venatoria, trattandosi di una specie protetta.[2] Un programma sostenuto dal Ministero dell'Ambiente l'ha reintrodotta sull'Isola d'Elba, con il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, l'ISPRA e il Corpo Forestale dello Stato.[2]

In Sicilia, la Regione ha inserito la lepre italica nel calendario venatorio a partire dalla stagione 2004/05, sulla base di un parere favorevole ma condizionato dell'istituto nazionale per la fauna selvatica; in assenza di misure tecniche sufficienti, tale parere non è più stato espresso a partire dalla stagione 2006/07.[1]

Una lepre europea plasmata dai ripopolamenti

L'ISPRA descrive ripopolamenti documentati dagli anni Venti e generalizzati dopo la Seconda guerra mondiale, soprattutto con animali importati dall'estero, più raramente allevati in Italia. Le popolazioni della sottospecie originaria, Lepus europaeus meridiei, sarebbero state così sostituite da lepri alloctone, anche ben oltre il loro areale naturale, nel centro e nel sud del Paese.[1] Insieme alla pressione venatoria, questi ripopolamenti massicci spiegano perché la lepre italica sia stata creduta estinta.[1] Più in generale, l'ISPRA ricorda che l'immissione di selvaggina ha potuto cancellare interi pool genetici e diffondere malattie nelle popolazioni selvatiche.[1]

Il quadro normativo: la legge 157/1992 e le Regioni

La caccia è disciplinata dalla legge nazionale 157/1992, che annovera la lepre europea, la lepre sarda e la lepre bianca tra le specie cacciabili e limita la lepre italica alla sola popolazione siciliana.[4] I periodi di caccia possono essere modificati dalle Regioni, che pubblicano ogni anno il proprio calendario venatorio e il relativo regolamento, previo parere dell'istituto nazionale per la fauna selvatica, oggi ISPRA.[4][5] Le date variano quindi da una Regione all'altra: consultate il calendario venatorio della vostra Regione.

La stessa legge prevede le «zone di ripopolamento e cattura», destinate alla riproduzione naturale della selvaggina e alla sua cattura per l'immissione sul territorio.[4] L'immissione di fauna selvatica viva proveniente dall'estero è regolamentata: è riservata alle specie autoctone, a scopo di ripopolamento o di miglioramento genetico, previa autorizzazione ministeriale e parere dell'istituto nazionale.[4] Per qualsiasi progetto, informatevi presso la vostra Regione, l'ISPRA e il Ministero competente.

GIBIS e la lepre

GIBIS, allevatore di selvaggina con sede a Chatte, nel dipartimento francese dell'Isère, vi alleva leprotti e propone anche lepri di cattura dell'Europa centrale: vedere le nostre lepri. I principi che sosteniamo per un reinserimento in natura della lepre ben riuscito (habitat, monitoraggio, prelievo moderato) valgono ovunque; in Italia, la presenza della lepre italica impone un'attenzione particolare. Questa pagina ha carattere informativo e non costituisce né un'offerta né un parere legale.

Domande frequenti

Quante specie di lepri vivono in Italia?

Quattro: la lepre europea, la lepre bianca delle Alpi, la lepre sarda introdotta in Sardegna e la lepre italica endemica.[1]

La lepre italica è cacciabile?

La legge 157/1992 la menziona solo per la popolazione siciliana; secondo l'ISPRA, l'istituto nazionale non ha più avallato il suo prelievo a partire dalla stagione 2006/07. La specie è classificata vulnerabile dall'IUCN.[1][3][4]

Chi stabilisce le date di caccia alla lepre in Italia?

Ciascuna Regione, nel quadro della legge 157/1992, previo parere dell'ISPRA.[4][5]

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Fonti

Questa pagina riassume fonti pubbliche consultate al momento della redazione; non sostituisce le norme in vigore né il parere dell’autorità competente.

  1. [1]Atti del Workshop nazionale sulla conservazione della Lepre italica: azioni locali per la strategia nazionale (Riga F. e Scalisi M., a cura di) · ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale · development.isprambiente.gov.it
  2. [2]The rare Italic hare back on Elba Island · ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale · isprambiente.gov.it
  3. [3]Contribution to the ecology of the Italian hare (Lepus corsicanus) · Scientific Reports (Buglione et al.) · pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  4. [4]Legge 11 febbraio 1992, n. 157 – Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio (testo coordinato) · Città metropolitana di Palermo · cittametropolitana.pa.it
  5. [5]Legge 11 febbraio 1992, n. 157 · Normattiva · normattiva.it
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